La salute mentale conquista le piattaforme, ma nei telegiornali resta ai margini. La parola “ansia” compare 37 mila volte: tredici volte più di “depressione”. Gli esperti: attenzione a diagnosi fai-da-te e informazioni senza basi scientifiche
C'è una parola che sui social sembra essere diventata sempre più presente tra i ragazzi: ansia. Nei primi sei mesi del 2026 sono stati pubblicati oltre 138 mila post dedicati alla salute mentale, tra esperienze personali, consigli, divulgazione e testimonianze.
A fotografare il fenomeno è una ricerca dell'Osservatorio di Pavia, realizzata insieme all'Associazione Civita, nell'ambito dell'indagine Media, linguaggio e salute mentale. I risultati saranno presentati durante la quinta edizione di Ro.Mens, il festival organizzato dal Dipartimento di Salute Mentale della Asl Roma 2.
L'ansia batte la depressione
Tra le parole più utilizzate online c'è proprio “ansia”, comparsa circa 37 mila volte, un numero tredici volte superiore a quello registrato per “depressione”.
Da gennaio a giugno il numero dei post dedicati alla salute mentale è rimasto abbastanza stabile, oscillando tra 21 mila e 26 mila contenuti al mese. E non si parla soltanto di ansia e depressione: tra gli argomenti compaiono anche disturbi alimentari, problemi di attenzione e neurodivergenze.
Il tema sembra quindi essere sempre più presente nelle conversazioni online, dove molti giovani raccontano le proprie esperienze e cercano informazioni o confronto.
Sui social si parla, in tv molto meno
Il dato più curioso emerge dal confronto con la televisione. Nei primi sei mesi dell'anno i telegiornali di prima serata delle principali reti generaliste hanno trasmesso 21.442 notizie. Soltanto 389, pari all'1,8%, hanno riguardato la salute mentale.
Inoltre, circa sette servizi su dieci collegavano il tema a questioni di ordine pubblico e sicurezza, spesso partendo da episodi di cronaca.
Molto più raro è stato invece un racconto dedicato alla salute mentale in chiave informativa e preventiva. Le interviste a medici e altri professionisti sanitari hanno rappresentato appena il 12,6% dei contenuti televisivi analizzati.
Gli influencer riempiono il vuoto
Se l'informazione tradizionale parla poco di salute mentale, sui social lo spazio viene occupato da creator e influencer. Un contenuto pubblicato da uno psicologo diventato content creator ha sfiorato addirittura un milione di “like” su Instagram.
Il successo dimostra quanto sia forte l'interesse dei ragazzi verso questi argomenti. Ma proprio per questo bisogna prestare attenzione.
Non tutto ciò che compare su TikTok, Instagram o sulle altre piattaforme è infatti corretto. La ricerca segnala la presenza di diagnosi a distanza, semplificazioni e pratiche prive di basi scientifiche.
Attenzione alle diagnosi fai-da-te
Un video sui social può essere utile per capire meglio un problema o per scoprire che non si è soli. Ma non può sostituire un professionista.
Sentirsi ansiosi prima di un'interrogazione, avere un periodo difficile o riconoscersi in una descrizione letta online non significa automaticamente avere un disturbo. Gli algoritmi, inoltre, tendono a mostrarci sempre più contenuti simili a quelli che abbiamo già guardato, creando talvolta l'impressione che una determinata esperienza sia universale o che una diagnosi sia già evidente.
Per questo è importante distinguere tra informazione, esperienza personale e consulenza professionale.
Parlare di salute mentale senza paura
Secondo gli esperti coinvolti nella ricerca, non è possibile lasciare agli algoritmi e all'iniziativa dei singoli il compito di raccontare la salute mentale. Servono invece istituzioni, servizi e mezzi di informazione capaci di raggiungere direttamente giovani e famiglie, utilizzando un linguaggio corretto, rispettoso e comprensibile.
Parlare di ansia, depressione e altri problemi psicologici non deve essere motivo di vergogna. Al contrario, conoscere questi temi può aiutare a riconoscere un disagio, chiedere aiuto e combattere i pregiudizi.
I social possono essere un luogo importante per condividere esperienze e trovare una comunità. Ma quando si parla di salute mentale, una regola vale più di tutte: un like non è una diagnosi e un video non sostituisce uno specialista.
28/09/2026








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