Ha finito l'esame di maturità e poche ore dopo è entrata in sala operatoria per un trapianto di cuore. La storia di Michelle racconta perché la scuola in ospedale è molto più di un servizio educativo: è un ponte verso il futuro.
"Sono usciti i voti della maturità?"
È stata questa la prima domanda di Michelle Arcangeli al suo risveglio dopo un delicato trapianto di cuore nel giugno del 2023. Una domanda che dice molto di una ragazza di 21 anni che, nonostante la malattia, non ha mai smesso di sentirsi una studentessa.
Michelle aveva appena concluso l'esame orale di quinta superiore quando è arrivata la notizia che avrebbe cambiato la sua vita: era disponibile il cuore compatibile che aspettava. Poche ore dopo era in sala operatoria.
A permetterle di preparare e sostenere la maturità durante il ricovero è stato il progetto "Scuola in ospedale" dell'ospedale pediatrico Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che quest'anno celebra i suoi 50 anni di attività.
Una scuola che arriva fino al letto del paziente
Per molti ragazzi ricoverati per settimane o mesi, la paura più grande non riguarda solo la malattia, ma anche il rischio di perdere la scuola, gli amici e la normalità della vita quotidiana.
È proprio per evitare questo isolamento che nasce la scuola in ospedale. Oggi al Bambino Gesù lavorano circa 80 insegnanti della scuola pubblica che si spostano tra i reparti per tenere lezioni personalizzate. Le classi possono essere una stanza di degenza, un corridoio o uno spazio comune.
Gli orari si adattano alle terapie e alle esigenze mediche, mentre i programmi vengono costruiti insieme alla scuola di provenienza dello studente, così da facilitare il ritorno in classe quando le condizioni di salute lo permettono.
In 25 anni coinvolti 70mila studenti
I numeri raccontano l'importanza del progetto.
Negli ultimi 25 anni circa 70mila bambini e adolescenti hanno seguito le lezioni durante il ricovero. Ci sono stati compiti svolti tra una terapia e l'altra, esami di terza media affrontati in corsia e maturità preparate dal letto dell'ospedale.
Solo nell'ultimo anno scolastico oltre 4mila studenti, tra ricoverati e pazienti in day hospital, hanno partecipato alle attività didattiche del Bambino Gesù.
Negli ultimi cinque anni, inoltre, 65 ragazzi sono riusciti a conseguire il diploma di terza media o la maturità nonostante percorsi di cura complessi.
Da due insegnanti a un modello nazionale
Quando il progetto è partito, nell'anno scolastico 1975-1976, c'erano soltanto due insegnanti e pochi alunni della scuola primaria.
Con il passare del tempo sono arrivate anche le scuole medie e superiori, fino a costruire un sistema educativo completo che oggi rappresenta uno dei punti di riferimento nazionali nel settore.
Dal 2019 è stato avviato anche il primo progetto italiano di formazione scuola-lavoro in ambito ospedaliero dedicato agli studenti delle superiori. Non mancano inoltre corsi di alfabetizzazione per i giovani pazienti stranieri e per le loro famiglie.
"Curare anche lo spirito"
Secondo gli operatori del Bambino Gesù, la scuola è parte integrante del percorso di cura.
"Non faremmo un buon lavoro se curassimo soltanto il corpo del bambino ma non ne curassimo lo spirito", spiegano dall'ospedale.
Per molti ragazzi, infatti, continuare a studiare significa mantenere vivi i propri sogni, i progetti per il futuro e il legame con i compagni di classe. Un quaderno aperto durante una degenza può diventare un simbolo di normalità e di speranza.
Un diritto che vale anche in ospedale
Per sostenere il programma, il Ministero dell'Istruzione ha destinato 20 milioni di euro alla scuola in ospedale, riconoscendone il valore educativo e sociale.
La storia di Michelle dimostra che la scuola può essere presente anche nei momenti più difficili. E che, a volte, mentre si combatte una battaglia per la salute, continuare a studiare significa non smettere di guardare avanti.
Perché un diploma, un esame superato o una lezione seguita tra le corsie di un ospedale possono diventare il primo passo verso una nuova vita.
04/06/2026







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