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GIORNO DEL RICORDO

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Il 10 febbraio non è una data come le altre nel calendario civile italiano. È il Giorno del Ricordo, dedicato alle vittime delle foibe e a centinaia di migliaia di italiani costretti a lasciare le loro case in Istria, Fiume e Dalmazia nel secondo dopoguerra. Una storia a lungo rimasta ai margini dei libri di scuola, ma che oggi chiede di essere conosciuta, soprattutto dalle nuove generazioni.

Tra il 1943 e la fine della Seconda guerra mondiale, in un clima di violenza, vendette e tensioni ideologiche, migliaia di persone furono uccise e gettate nelle foibe, profonde cavità carsiche trasformate in luoghi di morte. Allo stesso tempo, oltre 250 mila italiani scelsero – o furono costretti – a lasciare le loro terre, diventando profughi nel proprio Paese. Famiglie divise, case abbandonate, vite ricominciate da zero.

Oggi il Giorno del Ricordo non serve solo a commemorare, ma a capire. Capire come l’odio politico e nazionale possa cancellare diritti e umanità. Capire cosa significa perdere tutto da un giorno all’altro. Capire perché la memoria non è una questione del passato, ma qualcosa che parla direttamente al presente.

Le celebrazioni istituzionali, come la cerimonia a Montecitorio, e iniziative simboliche come il Tricolore proiettato sui palazzi pubblici, ricordano che questa pagina di storia riguarda tutti. Ma accanto ai momenti ufficiali crescono anche i progetti pensati per i giovani: mostre itineranti, incontri nelle scuole, viaggi della memoria come il Treno del Ricordo, che attraversa l’Italia per raccontare queste vicende con immagini, testimonianze e storie reali.

Per una generazione abituata a muoversi tra social, video e informazioni rapide, il rischio è quello di fermarsi ai titoli o alle polemiche. Il Giorno del Ricordo, invece, invita ad andare più a fondo, a non semplificare e a riconoscere il dolore delle vittime senza bandiere né strumentalizzazioni.

Ricordare le foibe e l’esodo giuliano-dalmata significa difendere un’idea di futuro in cui la violenza, l’odio e la negazione della storia non trovino più spazio. Perché la memoria, se condivisa e compresa, non divide: aiuta a crescere.

10/02/2026

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