Alla vigilia del Giorno della Memoria, la guerra a Gaza irrompe nel mondo dello spettacolo e dello sport, dividendo politica, artisti e opinione pubblica. Al centro delle polemiche c’è Ghali, rapper milanese amatissimo dai giovani, atteso alla cerimonia di apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina, e già noto per aver denunciato la situazione a Gaza sul palco di Sanremo nel 2024.
Ghali ai Giochi: tra libertà artistica e accuse di censura
L’ipotesi di una sua presenza all’inaugurazione dei Giochi ha scatenato reazioni durissime. Il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi ha chiarito che la cerimonia sarà “centrata sul rispetto” e che Ghali non esprimerà posizioni politiche dal palco, assicurando che non ci saranno “equivoci di carattere etico e culturale”.
Parole che però hanno acceso un nuovo fronte politico. La Lega ha attaccato frontalmente il rapper, definendolo un “fanatico pro-Pal” e accusandolo di essere un “odiatore di Israele”, sostenendo che i Giochi meritano un’immagine diversa per rappresentare l’Italia nel mondo.
Più prudente la posizione della presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Noemi Di Segni, che si augura che l’artista abbia ricevuto indicazioni chiare sul ruolo da svolgere in un contesto così delicato.
Le reazioni: “L’arte non si censura”
Sul fronte opposto, le opposizioni parlano apertamente di censura preventiva. Per la deputata del PD Irene Manzi, gli attacchi contro Ghali sono “inaccettabili” e dimostrano il tentativo di strumentalizzare l’arte a fini politici. Ancora più netta la posizione del Movimento 5 Stelle, che accusa il governo di voler decidere in anticipo cosa un artista possa o non possa dire.
Una frattura che tocca da vicino una generazione cresciuta con artisti che fanno della musica anche uno strumento di racconto del presente.
Sanremo, Eurovision e il caso Levante
Intanto, la questione si sposta anche su Sanremo e sull’Eurovision Song Contest. La cantante Levante, in gara tra i Big, ha dichiarato che se vincesse il Festival rinuncerebbe all’Eurovision, in segno di protesta contro la partecipazione di Israele. Una presa di posizione che apre interrogativi: cosa succederebbe se altri artisti facessero la stessa scelta?
La Rai sta valutando il problema. Il vicedirettore Claudio Fasulo ha spiegato che si potrebbe chiedere agli artisti un chiarimento già durante la settimana del Festival. L’amministratore delegato Giampaolo Rossi ha ribadito che la Rai vuole partecipare all’Eurovision e ha lanciato una proposta: ospitare fuori concorso anche un artista palestinese, se l’organizzazione fosse d’accordo, “in una visione di inclusività”. Allo stesso tempo, la Rai conferma il proprio sostegno alla presenza di Israele.
Cultura pop e conflitti globali
Quello che sta succedendo mostra quanto musica e sport non siano mai davvero separati dalla realtà. Per molti giovani, artisti come Ghali o Levante rappresentano voci capaci di parlare del mondo senza filtri. Per altri, eventi globali come le Olimpiadi o l’Eurovision dovrebbero restare spazi “neutri”.
Il dibattito è aperto e divide. Una cosa però è chiara: Gaza, oggi, non è solo una questione geopolitica. È diventata anche una linea di frattura nella cultura pop, tra palchi, stadi e libertà di espressione.
27/01/2026







Inserisci un commento