Da Torino a Roma, passando per Milano, Bologna, Firenze e Bari, migliaia di giovani protestano contro il caro-affitti, i costi dell'istruzione e le politiche del Governo. Scontri e tensioni in diverse città: a Torino arrestati tre minorenni. Meloni chiede di condannare le violenze, Schlein sollecita risposte concrete.
Un autunno di mobilitazioni si apre nelle scuole e nelle università italiane. Con il No Meloni Day, migliaia di studenti sono scesi in piazza per chiedere un'istruzione più accessibile, edifici scolastici sicuri e maggiori investimenti nella formazione. Nel mirino dei manifestanti ci sono anche il caro-vita, gli affitti sempre più pesanti per le famiglie e gli studenti fuori sede, le politiche migratorie e le spese militari.
Da Roma a Torino, da Milano a Bologna, passando per Firenze, Genova, Bari e Cagliari, la protesta ha assunto forme diverse, tra cortei, striscioni, occupazioni e slogan contro il Governo. Secondo il collettivo Osa, uno dei gruppi promotori, i partecipanti alle iniziative in tutta Italia sarebbero stati circa 400mila: una stima diffusa dagli organizzatori.
Scuola, affitti e guerra: le ragioni della protesta
«Soldi alla scuola, non alla guerra» è uno degli slogan che hanno accompagnato le manifestazioni. Gli studenti denunciano le condizioni precarie di alcuni edifici scolastici, la mancanza di spazi per le attività e la socialità, i costi dei libri e dei trasporti e le difficoltà economiche che rendono più complicato proseguire gli studi.
A Bari, circa 700 giovani hanno sfilato contro il carovita, le spese militari e i provvedimenti governativi in materia di istruzione. A Firenze, oltre 2mila manifestanti provenienti da almeno 15 scuole superiori hanno contestato, tra le altre questioni, il decreto relativo al tetto agli studenti stranieri nelle classi. A Cagliari, circa 600 ragazzi hanno ribadito che la scuola deve essere una priorità negli investimenti pubblici.
A Milano, il corteo «Nessuno è straniero» ha riunito migliaia di studenti, unendo la richiesta di maggiore inclusione alla protesta contro il riarmo e il caro-affitti. A Pisa, alcune decine di allievi della Scuola Normale hanno invece occupato pacificamente una scalinata dell'istituzione per contestare i tagli e chiedere maggiore trasparenza sui criteri di ammissione.
Le rivendicazioni, quindi, non riguardano soltanto le lezioni e gli esami: per molti giovani, il diritto allo studio è strettamente legato alla possibilità di sostenere le spese quotidiane e di costruire un futuro senza essere frenati dalle difficoltà economiche.
Torino, scontri e tre minorenni arrestati
La giornata più tesa si è registrata a Torino. Durante il corteo, alcune centinaia di manifestanti si sono staccati dal resto del gruppo e hanno lanciato pietre, bottiglie e altri oggetti contro le forze dell'ordine. Gli agenti hanno risposto con gli idranti e alcuni lacrimogeni, facendo arretrare i manifestanti.
La Questura ha comunicato l'arresto in flagranza di tre minorenni per resistenza aggravata a pubblico ufficiale. I tre sono stati inoltre denunciati per porto di oggetti atti a offendere. Più di 50 manifestanti sono stati identificati, alcuni dei quali avevano il volto coperto.
Nel corso della manifestazione, alcuni docenti sono intervenuti per favorire il dialogo tra studenti e forze dell'ordine, disponendosi davanti al corteo. Dopo momenti di tensione e lanci di oggetti, la situazione è tornata alla calma.
Anche a Roma alcuni manifestanti incappucciati hanno lanciato bombe carta e petardi, mentre a Bologna si sono verificati momenti di contatto con la polizia nei pressi della stazione ferroviaria. In diverse città si sono registrati episodi di protesta simbolica contro esponenti politici e istituzioni.
Il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, ha riconosciuto il diritto dei ragazzi a manifestare e a chiedere ascolto, mettendo però in guardia contro i danneggiamenti: secondo il primo cittadino, gli atti di vandalismo rischiano di distogliere l'attenzione dai problemi reali sollevati dagli studenti.
Meloni e Schlein, confronto sulle responsabilità
Le proteste hanno acceso anche il confronto politico. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato di essere favorevole alla mobilitazione degli studenti, distinguendola però dagli episodi di violenza.
La premier ha chiesto alle forze politiche, in particolare a quelle dell'opposizione, di condannare esplicitamente il lancio di bombe carta e le aggressioni alle forze dell'ordine, invitando tutti a promuovere manifestazioni pacifiche.
La segretaria del Partito democratico Elly Schlein ha invece sollecitato il Governo a concentrarsi sulle difficoltà denunciate dai giovani. «Non è colpa degli studenti che protestano se non riescono a pagare gli affitti e le scuole cadono a pezzi», ha affermato, chiedendo risposte concrete anche sul fronte del costo della vita.
Due posizioni diverse, che riflettono il dibattito aperto dalla mobilitazione: da una parte la necessità di garantire sicurezza e rispetto delle regole, dall'altra la richiesta di affrontare le ragioni sociali ed economiche che spingono tanti ragazzi a scendere in piazza.
La mobilitazione continua
Per gli organizzatori, il No Meloni Day non deve restare un episodio isolato. La Rete degli studenti ha annunciato la nascita di «Generazione Fuoriclasse», un progetto che punta a mantenere viva la mobilitazione e a coinvolgere direttamente gli studenti nelle decisioni che riguardano la scuola.
A Roma è stata annunciata un'assemblea pubblica per venerdì 23 ottobre, mentre i promotori hanno indicato nuove date per le proteste: il 30 ottobre, in occasione dello sciopero generale, e il 20 novembre, per una mobilitazione studentesca europea contro la guerra.
L'autunno si preannuncia dunque intenso. La sfida sarà trasformare la rabbia in proposte capaci di ottenere risultati concreti, mantenendo aperto il confronto con le istituzioni. Perché chiedere scuole migliori, opportunità più eque e un futuro sostenibile è una questione che riguarda tutta la società. E perché le voci dei giovani possano essere ascoltate, le loro ragioni devono restare al centro del dibattito, senza che gli episodi di violenza finiscano per oscurarle.
17/10/2026







Inserisci un commento