La tensione in Medio Oriente continua a salire e anche l’Italia segue con attenzione l’evoluzione del conflitto. Durante le comunicazioni alla Camera, il ministro degli Esteri Antonio Tajani e il ministro della Difesa Guido Crosetto hanno fatto il punto sulla crisi scoppiata dopo gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran.
Il messaggio principale del governo è chiaro: l’Italia non è in guerra, ma la situazione è delicata e potrebbe peggiorare rapidamente.
“Rischio concreto di allargamento del conflitto”
Intervenendo nell’aula di Palazzo Montecitorio, Tajani ha spiegato che negli ultimi giorni il quadro internazionale è diventato ancora più instabile.
Secondo il ministro, l’Iran continua a lanciare missili e droni contro diversi obiettivi nella regione del Golfo: infrastrutture strategiche, siti militari ma anche aeroporti, alberghi, quartieri residenziali e missioni diplomatiche.
Le difese aeree di Paesi come Arabia Saudita, Kuwait, Qatar, Oman, Emirati Arabi Uniti e Bahrein sono impegnate senza sosta per intercettare i vettori lanciati da Teheran. Nelle ultime ore attacchi sono stati segnalati anche verso l’Azerbaigian.
“In questo quadro in continua evoluzione è concreto il rischio di un allargamento del conflitto”, ha spiegato Tajani.
L’Italia punta sulla diplomazia
Il ministro degli Esteri ha ribadito che la posizione dell’Italia resta quella di favorire la via diplomatica e cercare di evitare una nuova escalation.
“La gravità della situazione richiede responsabilità condivisa tra governo e Parlamento”, ha detto Tajani, sottolineando la volontà dell’esecutivo di coinvolgere le Camere nelle decisioni più importanti sulla politica estera e sulla sicurezza.
100 mila italiani coinvolti nell’area della crisi
Un altro tema centrale è la sicurezza dei cittadini italiani che si trovano nella regione. Secondo Tajani, circa 100 mila connazionali sono coinvolti direttamente o indirettamente nelle aree interessate dalla crisi.
La task force del ministero degli Esteri dedicata al Golfo ha già gestito circa 14 mila telefonate e migliaia di email di richiesta di assistenza. Finora circa 10 mila italiani sono stati aiutati a lasciare le zone considerate più a rischio.
Difesa rafforzata: “Livello massimo di protezione”
Anche il ministro della Difesa Crosetto ha spiegato le misure adottate dall’Italia in questo momento di tensione internazionale.
“Non è una guerra che l’Italia vuole o ha voluto”, ha detto, ma ha annunciato che è stato ordinato di portare al livello massimo la protezione della difesa aerea e anti-balistica nazionale, in coordinamento con gli alleati e con la NATO.
Crosetto ha anche fatto il punto sulla presenza militare italiana nella regione: prima dell’inizio della crisi erano presenti 2.576 militari nell’area mediorientale.
Alcuni di loro sono stati spostati per ragioni di sicurezza:
- in Kuwait parte del personale è stato trasferito in Arabia Saudita;
- in Qatar sette dei dieci militari stanno lasciando il Paese;
- in Bahrein è in corso il ritiro dei cinque militari presenti.
Per quanto riguarda il Libano, il governo sta monitorando la situazione ed è pronto anche a utilizzare navi militari se fosse necessario evacuare cittadini italiani.
Meloni: “Possibili conseguenze imprevedibili”
Nel frattempo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha parlato della crisi in un’intervista radiofonica, sottolineando il rischio di un’escalation con conseguenze difficili da prevedere.
La premier ha anche chiarito che, almeno per ora, non ci sono richieste di utilizzo delle basi militari italiane per operazioni legate al conflitto. Se dovessero arrivare, ha spiegato, la decisione verrebbe presa dal governo insieme al Parlamento.
Per i giovani che guardano con preoccupazione a quello che accade nel mondo, il messaggio che arriva da Roma è quindi duplice: la situazione è seria e in evoluzione, ma l’Italia al momento non è coinvolta direttamente nel conflitto e continua a puntare sulla diplomazia per evitare che la crisi si allarghi.
05/03/2026







Inserisci un commento