Una scuola che dovrebbe essere un luogo sicuro, di crescita e confronto, si è trasformata in teatro di una tragedia che ha sconvolto studenti, famiglie e insegnanti. A La Spezia uno studente è stato accoltellato in classe da un coetaneo. Un gesto improvviso e brutale che ha lasciato un vuoto enorme e acceso un dibattito urgente sulla sicurezza nelle scuole.
Nella giornata di ieri il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha incontrato i genitori della vittima e quelli del ragazzo responsabile dell’aggressione. Un momento carico di dolore e tensione. Il padre del giovane autore del gesto ha parlato ai media con parole semplici ma pesanti: «Chiediamo scusa. Siamo distrutti». Una frase che non cancella quanto accaduto, ma che racconta il dramma che travolge entrambe le famiglie.
Il caso ha riaperto una domanda che molti studenti si fanno da tempo: la scuola è davvero un posto sicuro? Valditara ha annunciato l’intenzione di introdurre metal detector negli istituti considerati più a rischio, «solo dove ci sia una reale situazione di criticità accertata». Una proposta che divide: c’è chi la vede come una tutela necessaria e chi teme che trasformi le scuole in luoghi blindati, lontani dall’idea di comunità educativa.
Tra i giovani cresce il bisogno di essere ascoltati. Non solo controlli, ma prevenzione, supporto psicologico, educazione alle emozioni e alla gestione dei conflitti. Perché dietro la violenza spesso ci sono solitudini, rabbia e silenzi che nessun metal detector può intercettare.
Intanto La Spezia si ferma per ricordare la vittima. Fiori, messaggi, lacrime davanti alla scuola. Un dolore che colpisce tutti e che chiede risposte concrete. Perché andare a scuola non dovrebbe mai fare paura. E perché una tragedia così non deve diventare solo un titolo, ma un punto di svolta.
19/01/2026







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