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GIOVANI E SALUTE MENTALE

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Il 92% dei ragazzi tra i 18 e i 22 anni che iniziano un percorso di psicoterapia presenta almeno una diagnosi legata alla salute mentale. Preoccupa anche l’abbandono delle cure: quasi quattro su dieci interrompono senza parlarne con il terapeuta. A pesare sono anche precarietà, lavoro e incertezza sul futuro.

Ansia, depressione e paura del futuro sono difficoltà che molti giovani si trovano ad affrontare, spesso mentre cercano di capire quale strada prendere nella vita. A fotografare la situazione è un focus di InTHERAPY, centro di psicoterapia cognitivo-comportamentale, presentato durante un incontro promosso dalla Direzione Impact della Banca dei Territori di Intesa Sanpaolo, dedicato all’autonomia e all’inclusione sociale dei giovani in difficoltà.

Secondo i dati raccolti, tra i ragazzi di età compresa tra 18 e 22 anni che iniziano un percorso di psicoterapia, il 92% presenta almeno una diagnosi collegata ad ansia, disturbi della personalità o depressione. Un dato che richiama l’attenzione sull’importanza di riconoscere il disagio psicologico e di rendere più accessibili i servizi di supporto.

Quando chiedere aiuto non basta

Un altro elemento preoccupante riguarda la continuità delle cure: il 39% dei giovani interrompe la terapia senza concordarlo con il proprio terapeuta. Non basta, quindi, iniziare un percorso: è fondamentale riuscire a portarlo avanti, affrontando anche le difficoltà che possono emergere durante il trattamento.

Chiedere aiuto a uno psicologo non è un segno di debolezza, ma un modo per prendersi cura di sé. Parlare con un professionista può aiutare a comprendere le proprie emozioni, affrontare i momenti complicati e trovare strategie per gestire ansia e stress. Per questo è importante che i giovani possano contare su servizi accessibili e su una rete di persone capaci di ascoltarli senza giudicarli.

Studio e lavoro: il futuro sembra meno sicuro

Il benessere psicologico è legato anche alle condizioni sociali ed economiche. La difficoltà di trovare un lavoro stabile e adeguato alle proprie competenze può aumentare l’incertezza, soprattutto per chi ha investito anni nello studio e spera di costruire la propria indipendenza.

I dati Istat ed Eurostat evidenziano che in Italia il vantaggio retributivo dei laureati rispetto ai diplomati è di circa 25 punti percentuali tra i 25 e i 34 anni, uno dei più bassi tra i Paesi analizzati. In Germania, per esempio, la differenza si avvicina ai 90 punti.

Anche la precarietà contrattuale pesa: nel 2024 il 26,1% dei laureati tra i 25 e i 34 anni aveva un contratto a termine, contro l’11,8% dei lavoratori tra i 35 e i 44 anni. Inoltre, il 24,8% dei laureati tra i 20 e i 34 anni risultava sovraistruito, cioè occupato in un lavoro che richiede competenze inferiori a quelle acquisite con il proprio percorso di studi. La percentuale sale al 41,8% tra i giovani non nativi.

Sono numeri che raccontano la difficoltà di trasformare l’impegno nello studio in opportunità concrete e soddisfacenti.

Alcol, violenza e disagio sociale

Il malessere giovanile può manifestarsi in modi diversi. Nel 2025, secondo i dati riportati, il 20,6% dei giovani tra i 25 e i 29 anni ha consumato alcol in eccesso. Nel 2023, inoltre, il 47,5% degli adolescenti tra gli 11 e i 19 anni ha subito comportamenti offensivi o violenti.

Sono segnali che richiedono attenzione da parte delle famiglie, delle scuole, delle istituzioni e della società. Bullismo, violenza, dipendenze e isolamento possono incidere profondamente sulla crescita e sulla fiducia in se stessi, rendendo importante intervenire presto e offrire occasioni di ascolto e sostegno.

Una rete per non lasciare nessuno solo

Un ruolo importante è svolto anche dalle imprese e dalle cooperative sociali, impegnate soprattutto nel contrasto alle dipendenze e alle situazioni di disagio, attività indicate nel 62% dei casi, e nell’assistenza ai minori, presente nel 45%.

La sfida è costruire una rete capace di accompagnare i giovani non soltanto nei momenti di crisi, ma anche nel passaggio dalla scuola al lavoro e verso l’autonomia. Servono servizi psicologici accessibili, opportunità professionali adeguate, ambienti educativi sicuri e adulti pronti ad ascoltare.

Il disagio psicologico non deve diventare un peso da affrontare in solitudine. Riconoscere le difficoltà, parlarne e chiedere aiuto sono passi importanti per stare meglio. E offrire ai giovani prospettive concrete per il futuro significa anche aiutarli a ritrovare fiducia nelle proprie capacità e nelle possibilità che la vita può offrire.

28/10/2026

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