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CRANS-MONTANA, DOPO LA NOTTE DI CAPODANNO: ARRESTATO IL PROPRIETARIO DEL LOCALE

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Una notte che doveva essere festa si è trasformata in una delle tragedie più dolorose degli ultimi anni. A Crans-Montana, in Svizzera, l’incendio scoppiato nel locale Le Constellation durante i festeggiamenti di Capodanno ha spezzato la vita di sei ragazzi, molti dei quali giovanissimi. Oggi la vicenda entra in una fase decisiva: Jacques Moretti, proprietario del locale, è stato arrestato.

Moretti è stato interrogato per oltre sei ore negli uffici della Procura di Sion. Secondo la procuratrice Béatrice Pilloud, esiste un concreto rischio di fuga, valutato sulla base delle sue dichiarazioni e della sua situazione personale tra Svizzera ed estero. Per questo motivo è stata disposta una misura cautelare restrittiva: l’uomo potrà essere rilasciato solo a condizioni molto rigide, come il pagamento di una cauzione o l’uso di un braccialetto elettronico. Come prevede la legge, resta presunto innocente.

Indagata anche la moglie, Jessica Moretti, uscita in lacrime dalla Procura:

“I miei pensieri vanno alle vittime. È una tragedia inimmaginabile, mi scuso”,
ha detto ai giornalisti. Per lei la Procura ha chiesto arresti domiciliari con braccialetto elettronico, sempre per limitare il rischio di fuga.

I due coniugi, già ascoltati in passato come testimoni, sono ora indagati per omicidio, lesioni e incendio colposo. Durante gli interrogatori erano presenti anche gli avvocati di alcune famiglie delle vittime. Uno di loro, Roman Jordan, ha parlato di un “infinito bisogno di risposte” da parte dei genitori.

E proprio i genitori sono diventati la voce più forte di questa storia. Famiglie unite dal dolore, ma anche dalla richiesta di giustizia. Alcuni stanno cercando un unico avvocato in Svizzera per essere rappresentati insieme: non una gara legale, ma un percorso comune per arrivare alla verità.
“Vogliamo un solo punto di riferimento”, ha spiegato il padre di un ragazzo ferito.

Intanto, anche in Italia le Procure si muovono. Sono state disposte autopsie su diverse vittime italiane – a Bologna, Milano e Genova – per chiarire le cause dei decessi: ustioni, fumo o altro. In Svizzera, infatti, non erano stati effettuati esami medico-legali. Ogni dettaglio ora conta.

C’è chi vede nell’arresto di Moretti un primo segnale. “È già una cosa buona”, hanno detto i genitori di Riccardo Minghetti, uno dei ragazzi morti. “Serve a ridare rispetto a questi giovani. La vita non ha prezzo”.

Nel frattempo, dall’ospedale Niguarda di Milano è arrivata la decisione di sospendere i bollettini medici sui feriti, se non in presenza di aggiornamenti davvero significativi. Una scelta per proteggere i pazienti, le famiglie e il lavoro dei medici.

Quella di Crans-Montana non è solo una storia giudiziaria. È una ferita aperta per una generazione che chiede spazi sicuri, responsabilità e rispetto. E soprattutto, verità.

09/01/2026

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